
Non mi dispiace masturbarmi con la gente che mi guarda. O meglio non mi dispiacerebbe se non fosse un reato (dannata legislazione: e quell’altra lesbicona della Merlin, poi, lasciamo perdere). Però, insomma, nonostante io sia un esibizionista del cazzo oggi mi ha dato un po’ fastidio quel merdoso muso nero alla finestra. La finestrella del bagno, piccola, spalancata sì, ma comunque una finestra privata di un cazzo di bagno privato.
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Mi masturbo spesso, sapete, ma oggi è stato quasi un dovere visto che mi sono strusciato per tutto il pomeriggio con una zoccola ipertesa che, avendo il marchese e il culo chiuso a tre mandate, mi ha depresso persino gli spermatozoi. Una cosa da far male alle palle per anni. Ecco perché in casi come questi ringrazio il cielo per avere creato santo second life. C’è un posto che si chiama… cazzo non mi ricordo come si chiama, ma lo trovate in testa alla lista se cercate FREE SEX. Questo posto, beh, ci andate voi e il vostro avatar… Io me ne sono fatto uno spettacoloso che non mi somiglia per niente se non per quella vogliosa espressione da porco che ci ha stampata in faccia… sono io insomma, in pelle e pixel. E cazzo, ovviamente. Dicevo, vado in questo club, mi levo gli abiti e accendo cuffie e microfono, e faccio un po’ di virtual sex con un troione che a vederlo sul monitor ci ha due tette da fare invidia a una coppa del mondo ma che sono sicuro dal vivo farà schifo al culo. Anche se su internet quello che conta è la voce e come la sai menare: mi fa venire duro l’uccello in dieci minuti come nemmeno in quattro ore di pompe quella cagacazzi della mestruata.
Corro in bagno, nel mondo reale dico, lasciando il pc acceso e la bruttona finto-troione ad ansimare con il mio avatar automaticamente pilotato (santa funzione, quella!) e strozzo solo un paio di volte il collo che con la coda dell’occhio mi vedo sto marocchino affacciato alla finestra. Abortisco uno schioppo che me lo sento ancora nello stomaco (ed il male alle palle che ve lo racconto a fare) e senza nemmeno abbottonarmi i pantaloni vado fuori con il manico del mocio vileda in mano.
Se lo beccavo quel negro di merda lo pestavo a sangue fino a farlo ritornare bianco per dissanguamento.
Non potete capire come sono costretto a stare seduto adesso. Con un pacco di ghiaccio dentro ai boxer (ringraziando la Bibi per il tempestivo suggerimento) e nemmeno il sogno di andare a svuotare i serbatoi per un dolore breve e liberatorio quanto volete ma intenso quanto un palo di ghiaccio infilato su per il culo.Ora dovrei denunciare quel maniaco e ricchione ma non so come descriverglielo alla sbirraglia. Che posso andare in caserma e annunciare che, ehi, uno con la faccia nera mi ha rovinato la festa?! L’identikit saprebbe farlo anche mia nipote senza averlo visto. E senza saper disegnare.
Tra un po’, comunque, scendo al pubbino quassotto con il mio amico Uno Turbo i.e., un marocchino, pure lui, ma un marocchino di quelli bianchi dentro. Un socio, ormai. E gli racconto tutto, chissà che non mi aiuti a trovarlo quel pervertito. Prima però ve lo suono con tutto il cuore, l’inno di Mameli, e vado a farmi due uova, sapete, per riprendere un po’ di forza, sperando iddio che stasera mi si calmi il dolore e qualche anima buona mi si lasci inculare fino a liberarmi di questo peso.
Buone fottute a tutti,
Ray
Ps: aggiornamento delle 0.58: Uno Turbo i.e. s’è incazzato per il mio presunto linguaggio razzista ed ha minacciato di incularmi lui se non correggo il post e chiedo scusa alla comunità negra, oops nera… d’Italia. Ok, scusa chiedo scusa, ma UNO non correggo un cazzo di niente e DUE non è un linguaggio razzista perché io non sono razzista e se uno è indubbiamente nero non vedo perché io non debba definirlo tale.
Ad ogni modo, sappiate, la migliore scopata della mia vita l’ho consumata con una afroromana di cui, per correttezza, non cito la macchina altrimenti la riconoscerebbero in tanti. Lei, tuttavia, sappia che una sborrata copiosa come quella non l’ho più bissata: se leggi questo messaggio, mia dolce perla nera, sappi che ancora ti amiamo, io e il mio socio quaggiù. E se torni non ti sposo sicuro ma ti prometto che ci penso.