domenica 30 marzo 2008

Spagnola

Sto per masturbarmi. L’ho già mezzo duro. Devo solo focalizzare, concentrarmi sulla mia dirimpettaia. Ci sto in fissa da un po’. Ci sto parecchio in fissa, dico. È una fica carnivora, una di quelle coi denti in mezzo alle gambe: zoccolona spagnola, quarantenne, sposata con figlie, due occhi pieni d’azzurro ed un culo che fischia la Carmen ad ogni sguardo che l’accarezza. Una che sfila, invece di camminare. Quando sorride a me brucia il buco del culo, non so se è normale (forse centra la prostata).

Mi piace un botto, ma credo l’abbiate capito, ed eccomi con l’uccello in mano e lei nella testa.

Ieri l’ho beccata sul pianerottolo ad aspettare l’ascensore.
La saluto e le dico se le va di assaggiare il limoncello, buono buono, che m’hanno regalato a Pasqua. Lei, cazzo, dice che sì, le va, entra, si fa strada da sola, si siede ed io con la bocca aperta e la patta dei pantaloni troppo abbottonata a guardarla sorseggiare quel gustosissimo distillato di limone…
Mi sto quasi venendo nelle mutande quando lei fa: bueno, chico, ti ringrazio mille ma ora devo andare: prima che chiuda la GS.
Ed io: se vuoi ti accompagno.
E lei: no, grazie, ce la faccio da sola.
Ma no, insisto.
Dai tranquillo.
Ok, ciao.
E chiudo la porta mandandola affanculo a lei e a quel frocio fortunato del cazzo di suo marito che l’avrà ritirata da PostalMarket una strafica così o non si spiega.

Mi apposto dietro la finestra per un’ora e aspetto che torni.
Torna, mi faccio trovare nell’ascensore e le dico ciao, sei tornata già (cazzo un’ora per due broccoletti di merda e qualche litro di salsa!), ti do una mano. Quando mi chiede dov’ero andato rispondo che ero sceso un attimo a comprare le sigarette e lei mi dice che, cavolo, ti sei messo a fumare? Ed io (idiota di un fottutissimo idiota m’ero scordato di averle parlato delle mie abitudini salutiste del cazzo) le faccio, no, non sono per me, è per una mia amica, mi ha chiesto di prendergliele, sai, è nella metro, quando arriva potrebbe trovare il tabaccaio chiuso. Ah, dice lei, e mi sa che ha mangiato la foglia, dato che quando mi offro di portarle la busta della spesa dice di no e se ne sale a piedi. Mi fa tanto pervertito da temere che le salto addosso in ascensore? Ma prendila nel culo zoccola emancipata mica l’avrai d’oro!
E s’è scolata pure il limoncello, alla faccia mia, che stanotte invece del culo mi bruciava lo stomaco.

Ad ogni modo c’ha due tette enormi, tonde come meloni e più orgogliose della Cupola di S. Pietro. Ed eccomi, dicevo, con un cazzo di marmo in mano e il colpo in canna.

Mi sposto,
Ray.

Ps: ed approposito di tette cliccate su queste che vi posto quassotto: il link vi porterà nel paese di quella meraviglia che è Alessandra. Poi, se leggete e commentate il programma del PT (Partito delle Tette) vi prometto che la prossima scopata la dedicherò ad ognuno di voi.

mercoledì 26 marzo 2008

Punto Sole - ovvero - Insonne e impasticcato

Soffro d’insonnia. Come tutti gli infelici dell’universo.

Sono stato da un paio di dottori stronzi e da una dottoressa troia. E quando dico troia intendo zoccola dentro e non meretrice nel senso letterale. Non perché non l’ho mai vista sulla Salaria, solo che le sue cosce flosce e la sua quarta gonfia d’aria non mi hanno ispirato una indagine approfondita. Twingo, comunque, ce li butterebbe venti euro, ché per lui ogni buco è riparo.
La troia mi ha fottuto qualcosa come mille euro in tre mesi per insegnarmi a respirare – calmo, sereno, piacevolmente rilassato – e quando alla fase quattro o forse era la cinque mi ha invitato a “visualizzare una spiaggia o, in alternativa, un verde prato di montagna” l’ho mandata a fanculo a denti stretti e me ne sono andato a puttane. A puttane vere, dico.
Degli altri due, Bmw-1 e Bmw-2, non vi racconto proprio: solo, devo dire, costavano di meno e non usavano parole orrende come “visualizzare” o “abbandonarsi”. Vaffanculo e puttane pure in questo caso, tuttavia.

Poi, però, c’è stato il periodo dello schioppo affrettato, dell’incontinenza spermica… Insomma, avete capito, dell’eiaculazione precoce. Un incubo. E dunque ho contattato questo dottore con la Smart, uno psichiatra con la stilografica facile che mi prescrive prozac e benzodiazepine, mattina e sera dopo i pasti e prima delle scopate. Una salvazione di doppia natura: sconfitto il problema di self control eiaculatorio, mi alleggeriscono anche la testa e certe ambizioni poco felici.
Dormo un po’ di più, ora: non come chi ha la barca all’asciutto, per essere chiari, ma almeno ogni tanto chiudo gli occhi. Di giorno, di solito, ma sempre più spesso anche di notte. Alla guida, voglio dire, non sono proprio il più amato dagli assicuratori, però, vi dico: un paio di palle! Ovunque mi renda conto di avere esaurito le batterie, ingoio un paio di pillole, aspetto una mezzoretta e mi faccio quelle due, tre ore di sonno. Ed anche se mi sveglio rincoglionito e non discerno più la notte dal giorno so che così posso tirare avanti.

Ancora, tuttavia, ci sono giorni in cui, quale che sia l’ora del sonno, il sonno non arriva nemmeno a imbottirsi di queste psicomerdate. Ma sogno uguale. Ad occhi aperti come tutti gli infelici. Come tutti gli infelici, poi, sogno di conquistare ol mondo, oltre che, ovviamente, di scopare. Rivivo le trombate appena consumate o quelle da consumare; quelle buone, quelle cattive e infine, a margine, quando la stanchezza proprio mi sta per mettere al tappeto qualcuna di quelle da dimenticare.
Come la scopata della Punto Sole, di stanotte, poco più che un calcio nelle palle...

Ed a proposito di palle, con il vostro permesso, me le vado a svuotare.

lunedì 24 marzo 2008

Festa dimmerda



Pasqua. Festa. Tutti buoni, felici, tirati. Tutti buffoni che mettono su la giacca migliore, la gonna più fica, la pettinatura alla moda. Infelici, dico io. Buffoni, infelici ed ipocriti del cazzo. Bacetti, strette di mano ed auguri “mi raccomando anche a casa”.
Ma vaffanculo, cazzoni rottinculo.
Il bonsai infilatevelo su per il retto a ripulirvi l’intestino dai vermi. Idioti.

Mi state sulle palle tutti, sapete, quando vi piazzate davanti con quel sorriso beone come se Pasqua o Natale fossero la passera più bagnata che avete mai visto leccato. Sorriso a trentadue denti e occhioni dolci da ricchione carente d’affetto. Cerco di smarcarmi ma mi seguite, intercettate, vi scambiate informazioni del tipo l’ho visto andare di là, stava scendendo le scale, è appena entrato nel bar lì di fronte. Spioni dimmerda. Vi odio. E poi vi devo dire: grazie, anche a te, sì, salutami i tuoi, la ragazza, la nonna, quella troia di tua sorella…

Pasqua. E Natale. E Capodanno. Sono quei giorni in cui me ne starei volentieri a casa a dormire ed a spaccarmi di pugnette davanti ad un film di lesbiche. Niente cazzi per una volta: solo il mio. E litri e litri di sperma fino a svenire e riprendere i sensi che è già martedì, ch’è già Santo Stefano, ch’è già un altr’anno merdoso.

Stamattina esco perché devo comprare le paste. Sono un mantenuto, ricordate, quindi devo guadagnarmi il mantenimento. Cerco di non prendere quelle vie più frequentate dalla gente che mi conosce ma con il lavoro che faccio mi riconoscono ovunque, almeno nella zona, ed appena giro l’angolo ecco Yaris-due, bianchissimo, sbronzato come un cammello gonfio d’acqua e tutto imbellettato che nemmeno i brufoloni si vedono più. Dico: stronzo, che fai. E lui nemmeno mi risponde: subito mi mette le mani attorno al collo e mi bacia, buona pasqua, bacio bacio, frocio frocio. E io a questo qua gli voglio pure bene, ché è un mio amico del cazzo, un socio anzi, ma quando fa la checca gli spingerei su per il culo tutto un aspirapolvere per poi risucchiargli via l’anima checca che gli hanno rifilato trent’anni fa. Mi smarco, con la scusa che ho fretta, e dribblo Seicento Edizione Centenario con una stronzata del tipo, ehi, ciao bello, sei ancora qui tra mezzora, mo torno. Davanti alla pasticceria però mi aspetta Squab, l’unico essere umano capace di andare in giro alla sua età su quella vomitevole imitazione di un motorino. Sua sorella però ha una bella quinta, perciò gli lavo un po’ la faccia e ricevo gli auguri, rilanciandoli a lui ed alla fregna della sorellina. Poi baciami il culo e me ne vado.

Il pranzo: due coglioni grandi come lampioni e pronti a esplodere su un giornalino qualsiasi. Mi chiudo in bagno due minuti con Panorama, un vecchio numero, con questa ficona in copertina di cui ignoro il nome e del cui nome, a dire il vero, non me ne frega una mazza. Dopo una trentina di colpi ed un’unica, immensa eiaculazione, il giornale è buono solo da buttare.

Ho dormito per tutto il pomeriggio, mi sono alzato per cacare e poi di nuovo a letto. Ora sto qui a scrivere uno stramaledettissimo secondo post che, non ho voglia di rileggerlo ma, lo so, farà schifo al cazzo.

Ad ogni modo, buona pasquetta scopereccia a tutti voi.
Ray

lunedì 17 marzo 2008

Classe A

Dunque, piacere, io sono Ray: di professione faccio il mantenuto (ma non vi dirò mai chi mi mantiene), ed ho un unico hobby, il sesso. Il sesso in qualunque forma o espressione, di qualunque età o misura; basta che sia femmina, diciamo, ma senza esagerare. Sono stato con ragazze strafiche, oche giulive o anche quarantenni così così, e un paio di volte all’anno ho volato anche più in basso (a Natale e a Pasqua, per intenderci, quando cioè è periodo di buone azioni). Una volta mi sono persino imbarcato in una storia seria: tipo che ho leccato la stessa fica per una quindicina di giorni. Esperienza che non era destinata a funzionare ma che costituisce un pericoloso precedente.

Amo le chat quasi quanto i luoghi d’acchiappo concreti, e frequento quotidianamente Facebook e Badoo. Si tromba che è una bellezza, e si evitano tutti quei fastidiosi pre-preliminari che rubano solo tempo al sesso. Un minicorteggiamento fasullo, tanto per non essere troppo squallidi, e poi subito a letto. Della serie: minimo sforzo, massimo rendimento.
Per esempio la tipa che ho conosciuto lunedì scorso, una Classe A tutta occhioni dolci e labbra da pompino. Ci ho chiacchierato per un paio di giorni in webcam e poi, dato che giovedì non aveva nulla da fare, siamo usciti. Ci siamo visti al Gallo, abbiamo mangiato una pizza (il massimo che posso permettermi di questi tempi), abbiamo fatto una passeggiata a Campo dei Fiori e una puntatina a Piazza Navona. Infine siamo filati diritti a casa mia.
Ho una discreta chiacchiera e gli attimi di silenzio sono l’ultima delle mie preoccupazioni. Certo, se solo non avesse guidato di merda avrei potuto concentrarmi un po’ di più sul discorso e un po’ meno sulla strada. Comunque, siamo giunti a destinazione sani e salvi.
Apro la porta del mio appartamento, metto su un cd a cazzo e lei, guarda il caso, dice che è il suo gruppo preferito. Peccato che si tratta di un cantautore ma, come si dice: dettagli. Beviamo qualcosa, ci sediamo fianco a fianco sul sofà e le accarezzo i capelli. Come da copione, lei parte con le solite stronzate: mi dice che, insomma, non devi fraintendermi, non sono così con tutti, solo che tu sembri diverso
(ma da chi? e da quanti, soprattutto?!)
e mi ispiri fiducia… Sei un bravo ragazzo, vero?
(come no)
O devo preoccuparmi?...
Io a questo punto schiaccio il pulsante con la scritta play qui nella parte di cervello più scazzata e professo la mia consueta, collaudatissima arringa: mettiamola così, carina, ormai il dado è tratto, ed è inutile preoccuparsi, ché se sono un farabutto tu stai per essere stuprata, se non lo sono me la dai di tua spontanea volontà. Entrambi i casi prevedono che infilerò il mio uccello dentro di te.

Il senso, voglio dire, è che: alle donne piace il cazzo tanto quanto all’uomo piace la fica (chi non è d’accordo è uno sfigato, oppure è solo frocio), solo che per le donne è preferibile avere una copertura. Quindi, giovedì sera, mi sono scopato una Classe A culona e brava solo a spompinare. Ho provato a profanarla ma le sue natiche, cazzo, erano talmente grandi che nemmeno con una scorreggia orientativa le avrei trovato il buco del culo! Ho provato a infilare un braccio, tra quelle due… presse gommose, ma dopo vari tentativi l’ho ritirato fuori tutto sudato e formicolante. E grazie al Cielo s’era fatta un bidet prima di uscire.
Di bocca però, ve l’ho già anticipato, ci sapeva fare, e le palle, quelle me le sono svuotate. Cosa sempre buona e giusta.
Per quanto riguarda il ritorno, non le ho manco dovuto pagare il taxi (le scelgo sempre automunite apposta), e lei ha sgambettato fuori dal condominio come tutte le altre: felice, ballonzolante ed straordinariamente anonima.
Se qualcuna di voi vi si riconosce sappiate che sono tutte palle. E comunque non ho fatto nomi.

...

Ok, vi lascio. Vado a fare un giro, c’è un po’ di pelo che fa la fila nel locale qua sotto. Magari domani vi racconto. Ci vediamo da queste parti.

Buona fottutissima notte,
Ray.