venerdì 15 agosto 2008

Mononucleosi, stereopugnette

Mi sto spaccando di seghe, come quella volta che ho avuto il morbillo e non mi si avvicinavano manco le racchie dell’Azione Cattolica. Me lo meno giorno dopo giorno sempre di più e vengo a litri tanto che qualcuno sta cominciando a preoccuparsi seriamente per la mia salute: le occhiaie, tipo, la debolezza, i vuoti di memoria. E certi giorni non ci vedo per un cazzo.

A quelli che dicono che le seghe fanno perdere la vista rispondo che c’hanno ragione ma solo per una fortuita botta di culo. È che si spreca un casino d’energia a smanettarsi, e la vista è uno dei primi sensi che risente della crisi energetica. Cercate “accomodamento” su una qualsiasi enciclopedia medica, e vedrete che non sono le pippe in sé ma è lo sforzo. Tuttavia, la vista va, ma poi ritorna; nessun danno permanente.

Ieri mattina me lo sono strozzato con così tanta violenza (producendo una quantità così enorme di sperma) che mi si è dissolta tutta la camera da bagno. Mi fischiavano le orecchie, mi girava un po’ la testa, sono stato lì per svenire per quelli che potrebbero esser stati dieci minuti o un’ora e mezza. Quando le righe delle mattonelle hanno cominciato a riapparire, i grumi di sborra sui peli delle gambe erano diventati così duri che ho dovuto prendere le forbici e spuntarmi il villo.

A volte me le cerco. Per fortuna però anche andare in semi-incoscienza è un mezzo sballo.

Mi sto spaccando di seghe, da un po’ di tempo a questa parte, e la colpa è di quella stronza di C3. Mi ha attaccato qualcosa, non si capisce che, forse una forma di mononucleosi - dicono i medici - che non reagisce ai mono-test. E quindi me la devo tirare. Non posso baciare, bere nei bicchieri altrui, starnutire in pubblico, non posso tossire e soprattutto porco giuda non posso scopare.

Solo, stamattina C3 è passata di qui, abbronzata come un kiwi, e mi ha detto che “tra infetti lo si poteva pure fare”. Quindi, per sfregio, ho messo su due profilattici di quelli buoni e l’ho presa a pecora: per due ore l’ho fatta urlare come una cagna, ché se lo merita il buco del culo rosso, e le ho sfondato entrambe le porte dell’amore senza saliva, come ai tempi di Abramo, quando c’erano popolazioni nomadi di soli uomini e per non slogarsi i polsi se lo prendevano tra di loro.
Come ai tempi di Napoleone, quando ti infilavi in una viuzza di merda e nel tempo di una scoreggia ti ritrovavi con un siluro sozzo e umido nel didietro a bestemmiare la madonna.
Come ai tempi miei, quando mi chiedevano di usare la vasellina ed io ridevo menando un dito, poi due, e infine infilando un pugno nella figa ed uno nel culo.
La plastica rettale andava molto di moda all’epoca, tra i gay per lo più ma anche tra le porche che passavano di qua.
Cinque anni fa. Almeno una dozzina di culi caldi e affamati, ed una tra tutte che non potrei mai dimenticare: Fiat 127 rossa, due gambe lunghe come pali della luce ed una voglia di cazzo seconda solo alla voglia di farsi fare male; il cielo in una stanza, ma un fottutissimo cielo guasto, tutto tuoni e lampi e urla nell’oscurità.

sabato 17 maggio 2008

Figa Capitale



Svegliati, Roma!
C’è il pieno di figa e tu te ne stai seduta a guardare.
Apri le gambe, fa’ vedere un po’ di pelo, lasciaci entrare invece farci allontanare.
Un orgasmo multietnico, cosmopolitico, universale: lasciaci entrare e ti faremo tanto, fottutissimo bene.

Svegliati, Roma Capitale, soffia il vento sotto alle gonnelle delle polacche, delle tedesche, delle americane e facci vedere.
Soffia il vento sul nostro viso arrossato dal sole e da quest’altro tepore.
Placa il desiderio, Roma, facci godere e ti daremo da fare.
Ritorna cazzuta, e se vuoi ladrona, ma di amplessi spettacolari: fuochi d’artificio durante l’amore, facci venire.
Non stare a guardare: senti che piaga da risanare, che tette da idolatrare, che culi da ricordare: senti che fighe bagnate da asciugare!
Facci ballare, come una strega facci morire per poi, di colpo, resuscitare: fatti toccare!

Svegliati, Roma: muoviti bene, levati calze e mutande e lasciaci fare.
Lascia che i seni stupendi risplendano al sole, poi facci leccare, succhiare, stringere e sborrare, facci tenere la mano là dove hanno visto la morte e la vita miliardi di uomini in migliaia di anni: Roma, fatti scopare!
E non pensare, non pensare, non tergiversare, non farti plagiare: Roma Stupenda, non t’impegnare!
Non ti sposare, non ti accasare, non ti lasciare rincoglionire da idee e programmi che non riconosci, che non capisci, ché tu la politica non la sai fare: dacci la mano e ti faremo danzare.

Donna, puttana, madre, signora: Roma, rimani la stessa. Non cambiare.

Infilo un dito nel centro del mondo e ti senti imprecare, lo sai, Roma, che si può fare? Facciamo l’amore: io, tu e il resto del mondo.
Facciamo l’amore: ti succhio via il nero, il rosso e il bianco dalla figa, e ti faccio tornare la Roma originale. Guerrigliera ma solo a letto. Forte ma solo sul tuo petto. Stringimi forte ma senza farmi soffocare, levami il gas, ma solo quello che fa male. Mettimi sotto, ma fammi vedere. Lasciati violentare, ma solo se provi piacere.

Roma, balorda, ma come piaci a noi: riprendi i nostri sogni, sono tuoi.

domenica 11 maggio 2008

a Smart for a Dumb

Me l’ha data senza troppi complimenti. Dico, ciao, ti va di prendere un caffè su da me? Dice, sì, perché no, e dopo un po’ stiamo scopando come le coccinelle della pubblicità. Porteremo fortuna pure noi? Mi sa che sì.
Anche perché oltre ad aver sfondato le doghe del letto Ikea, ben tre: una per ogni orgasmo suo, ieri sera abbiamo anche rovesciato lo specchio, sempre Ikea, rompendolo in sette pezzi sette.
Lo so che stentate a credermi: ma mi si possano atrofizzare le palle in questo preciso istante se sto raccontando cazzate.
Tuttavia, dicevo, me l’ha data, ed è una conquista epocale, di quelle che dopo dici: cazzo, poi non era così difficile come sembrava, e ti mastichi i coglioni per tutto il tempo che c’hai perso a pianificare.

Ha un culo che, come si dice in questi casi, parla otto lingue. Ha una coppa estrema da spagnole accademiche. Ed ha una caratteristica che nelle donne mi fa impazzire: quando viene urla come Santa Teresa quando raggiungeva l’estasi. Inoltre, ha due occhi da fare invidia al centro della galassia. E se lo dico io che raramente mi ci perdo, negli occhi di una che mi porto a letto, ci potete scommettere la madre.

Me l’ha data di nuovo, stamattina, per altri quattro avventi stupendi: 4 miei e 4 suoi. Roba da rimanere senza fiato. Sincronizzati, come dio comanda, come solo con la Bibi credo un giorno riuscirò a bissare mai.
E poi un pompino, tanto per gradire, prima di lasciare questa casa ancora impregnata dei suoi umori, dei suoi piaceri, dell’odore di una figa che mi è rimasta impressa e che non vedo l’ora venga domani.

Guida una Smart, col tettuccio trasparente. Domani lo faremo sotto le stelle. Una scopata stellare.
Se tutto andrà come sospetto, potrei lasciarci la pelle (oltre che le palle). Ed è una cosa tutt’altro che buona e giusta. L’ultima volta che mi sono scopato la stessa donna per tre giorni di fila ho dovuto fuggire all’estero per un mese. A disintossicarmi. Parigi, per la precisione, quartieri bene di giorno, quartieri a luci rosse di notte. E le mie finanze, in questo preciso momento storico, non sono affatto sopra la sottile linea rossa che separa lo svacco dallo sballo.

Cioè devo escogitare qualcosa.

E siccome la mia vita sembra un manga dei più lordi ma non lo è (gli schiaffi fanno male invece di fare Ciaff! o Sbeng! o che cazzo ne so), dovrà essere una trovata geniale. Tipo il cilicio al cazzo per un paio di giorni. O l’anti-viagra, se l’hanno inventato.
Vado a chiedere a Uno Turbo I.E.

Buona Botta a tutti,
Ray

venerdì 2 maggio 2008

Doppiorgasmo

Masturbarsi con i Pooh che nello stereo cantano Così ti amo è il massimo del kitsch per un Raymond allo stremo delle forze.

Ho ancora due neuroni buoni da portare sulla cattiva strada e due coglioni troppo gonfi da spremere, un filmozzo amatoriale girato un anno fa con quella bernarda boriosa della Cinquecento Sporting nel VRC e la scorta nuova di salviettine profumate a portata di mano.
Un pensiero gentile mi accarezza la libido e mi ficco in culo un dito imburrato.
E me lo meno.

Le borracce della Sporting sono perennemente in primo piano (dirigeva lei le riprese, con estro da maestro, da fare invidia ai piani sequenza di un De Palma in stato di grazia), e la sua sbroda lascia sulle lenzuola delle chiazze che ancora, mi giocherei il prepuzio, sono là se vado a cercare nell’armadio. Metto il fermo immagine e mi sollecito la prostata col medio mentre con l’altra mano strozzo il collo pensando alla sensazione di umidità sulle ginocchia e alle labbra, le mie e le sue.
Le sue labbra da mangiare, le sue labbra da berci, quel sapore di figa che ti rimane sulla lingua per giorni, che sa di salmone e fiori e lattughino e mare, sale, sole.

Mi si è stancata la destra e faccio a cambio: intingo il dito dell’altra mano nel detergente intimo e giro con un gomito la tv, mi sdraio sul letto, allargo le gambe e le sparo lunghe verso il soffitto appoggiandole sullo specchio a parete comprato all’Ikea. Ci vedo riflesso il pornazzo e rimetto play al nastro, ci vedo riflesso il mio buco del culo e ci infilo il dito, ci vedo riflesso palle e cazzo e ricomincio a pompare. La testa sta sul cuscino e penso che non c’è posizione migliore per un solitario del genere: la cervicale sta zitta, per rispetto o perché gode come una vacca pure lei, ed ho solo un leggero fastidio al polso sinistro, ma nulla in confronto al piacere immenso che sta insinuandosi qui nella testa.

Quella vacca della Sporting Gialla ha cambiato inquadratura e mi sta filmando le palle. Si avvicina con la bocca entrando in camera con la leggerezza di un elefante imbufalito e mi morde un testicolo: nonostante Facchinetti e i suoi acuti del cazzo sento l’urlo di dolore di un Raymond più giovane di un anno e comunque, sempre e comunque arrapato da morirne: le afferra la testa e la videocamera traballa e si sfoca, poi se la tira su fino al viso e la guarda con l’incazzatura in un occhio e il paradiso nell’altro, infine se la porta dietro al culo e dice qualcosa che non sento ma che ricordo bene, e lei comincia a leccare e leccare e succhiare e leccare e infilare la lingua su per il culo…

E io qui, davanti al mio specchio rifletto un buco del culo mai stato più felice, sditalinato e paonazzo: non brucia per un cazzo, ma solo bene mai male, mai male. E fanculo se pensate che sia da gay: se dio ce l’ha messa nel culo la prostata un motivo ci sarà, e secondo me è questo. Ci do dentro, piano, almeno più lentamente di quanto la vacca del video non sta facendo col giovane Ray, che urla di piacere come un maiale al macello, epperò poi la prende con la forza e la gira come fosse di gommapiuma e se la para davanti in una pecora ché mi ricorda la natura, gli animali e il sesso nella sua forma più pura: glielo ficca in culo senza chiedere permesso ed ora è lei la scrofa, ora è lei che schiamazza, che si dimena, e senza mai mollare la telecamera.
Si sta inquadrando la bocca vogliosa e le tette e gli occhi che guardano nell’obbiettivo e dicono Ray, ovunque tu sia, quandunque tu stia masturbandoti, vienimi, vienimi in faccia, vienimi in bocca, vienimi nel pensiero: e sborro lì nel suo culo e qui sulla mia pancia: litri di sbroda, litri di latte caldo appena munto e nessuno a leccarmelo via, litri di seme che non darà mai frutto, seme che non doveva finire così, che non dovrebbe mai finire così…

Tiro fuori un dito viola dal culo e sento la morsa stretta che ancora stringe e allenta la presa, che ancora ne vorrebbe, sento lo sfrigolio di un groviglio di nervi che chiede ancora ma ancora no, che chiede ancora ma non così, che chiede ancora ma anzi no, che chiede ma non sa cosa cazzo vuole.

Il video continua con lei che si sdraia su un lato, ancora in preda all’orgasmo sempiterno che il giovane barra vecchio Raymond le ha appena regalato. Si pulisce il culo con una mano e si porta la sbroda alla bocca e succhia le dita, e poi corre da lui, gli lecca la pancia, gli prende il cazzo in bcca di nuovo e se lo pulisce tra i denti, sulle guance, nella gola.

Nello specchio invece l’azione è ferma: c’è solo il Ray contemporaneo, col culo rosso e il cazzo moscio, un’espressione incazzata in viso e la voglia ma non la forza di spaccare tutto.
Lancio il telecomando contro la tv e fortuna del cazzo parte l’avanzamento veloce e li vedo coccolarsi, rapidamente, come fosse una comica di Chaplin.
Rovescio la testa all’indietro e penso a dove puttana l’ho letta quella cosa, e penso che chiunque l’ha scritta ci aveva una ragione fottuta: post coitum omne animal triste.

Vado a farmi un altro giro,
Ray

domenica 27 aprile 2008

sveglia

Promessa. Promessa.
Ci vogliono due paia di palle per averci a che fare.
Un paio per farla e un paio per mantenerla.
Ma ci sono stati giorni di merda anche questa settimana. Giorni balordi, sozzi, tristi.
Ce n’è stato uno però che mi è piaciuto un boato. Ieri. Non tutto, a dire il vero, solo la serata.
C’era “Halloween – The Beginning” nel lettore divx, la mia amica Mini e il mio amico Lupo davanti alla tv. Una coca in mano e uno spin negativo ai coglioni.

Comincia il filmozzo e la tipa ride. Il tipo dice che, cazzo, ‘sto bambino mette i brividi.
Io che ci ho le palle girate faccio finta di non sentirli.
Poi però c’è la prima vittima, e la storia (e la serata) parte: tre morti massacrati in tre minuti. Un massacro al minuto che nemmeno Rambo. E quel bambino con la maschera da Clown a sgozzare e pugnalare e sangue e sangue sangue…
Lupo fa: mi sto sentendo male. Non finisce la frase ché sta già in fibrillazione: gli occhi fuori dalle orbite, ognuno fisso per i cazzi suoi, e un leggero ma sgradevole tremolio a gambe e braccia. Sta svenendo o sta avendo un attacco epilettico.

Emofobia, dice Mini, soffre di emofobia, m’ero scordata.
Brava la stronza.

Mi alzo, gli metto le gambe tra le mie e stringo le ginocchia. E poi ci do giù come un orbo a suon di schiaffi. Uno due cinque diciotto ne ho contati una trentina prima di distrarmi: non ho mai goduto così tanto.

È rimasto svenuto una cosa come dieci secondi e mi ha ringraziato per ore: dice che di solito si spara dieci barra venti minuti di oblio. Grazie, dice, hai fatto bene a mantenere il sangue freddo.
Ma che figa ti ringrazi, cazzone, che se tutto va bene per ferragosto hai ancora i segni delle mie dita sulla faccia!

Vabbe’, affanculo, il film poi me lo sono finito da solo, ché lui e Mini sono andati a piangersela di là.
Epperò questo prurito nelle mani, questo piacevole bruciore…

Oggi mi sento fottutamente bene.
Gli amici servono a questo mi sa.
Solo dovrebbero svenire più spesso.
.
.
ps: un bacio dove vi va, splendida Bibi, splendida Alice.

sabato 12 aprile 2008

Figassassina


Ho svaccato.

E l’Aids mi fa una paura fottuta. Non per via della morte, ché di quella non me ne frega un cazzo, e nemmeno per la specie che mi ha fatto Tom Hanks in Philadelphia. Il fatto è che se anche non ho paura di morire sono troppo vigliacco per suicidarmi prima di perdere i capelli, i denti o l’erezione. Eppoi dicono che chi ha l’Aids può morire persino di raffreddore: ve l’immaginate la figura di merda se muoio per un raffreddore? (Di che cosa è morto Ray? Non lo so: ha starnutito e poi ha chiuso gli occhi) No, no. Se proprio devo, voglio morire in battaglia. Magari durante l’orgasmo: passare da un paradiso all’altro, tipo.

Uso le precauzioni, tutte quelle esistenti tranne ovviamente la castità e la vasectomia, epperò se una ha fatto i test per l’HIV e si è portata dietro il certificato allora faccio a meno del cappuccio (ma non rinuncio per questo al coito interrotto, ché il facial mi fa impazzire).
Ché uno con una malattia degenerativa che li campa a fare gli ultimi giorni della sua vita! E uno che sa che settimana dopo settimana un nuovo cesso di grana gli infiammerà l’esistenza non pensa al suicidio?!
Io ci penserei, se mi pigliassi l’Aids.
O perdessi un braccio, un’anca o – DIONONVOGLIAMAI! – il cazzo.
No, in casi del genere ci vorrebbe il suicidio.
Ci starebbe.
Ci penserei eccome se ci penserei ma, dicevo, sono un cazzodivigliacco e non ci riuscirei. E non per me, ma per tutti quei pensieri che ti vengono prima di fare un gesto del genere. Io non credo in Dio, in nessun dio pallonaro possibile, ma so che alla fine della vita uno si caga sotto. O meglio, alla fine innaturale della vita. Ché se muoio di vecchiaia ‘sti cazzi: mi sono goduto settant’anni o più di scopereccio e tanti saluti. Ma se muoio oggi, o se muoio domani?
Fanculo di una vacca troia se non me la faccio addosso.

Poi, sai, tu puoi essere duro quanto figa vuoi ma, eccheccazzo: suicidarsi è una cosa grossa. Una decisione importante. Ti viene il dubbio, tipo, se lo faccio e poi scopro che l’inferno esiste?
(se non altro le troie starebbero lì ad aspettarmi a gambe aperte…)
Più che altro però è il gesto. È la cazzo di storia del premere il grilletto, piantarsi un coltello nella gola, tagliarsi le vene… Il dolore. La vita che ti abbandona lentamente come svenire ma più… definitivo.
No, non è neanche questo.
Forse è che se mi piglio l’Aids poi potrebbero non lasciarmelo fare, uccidermi dico.
Cazzo di eutanasia ancora è un reato.
Potrebbero capire che voglio farlo e mettermi la camicia di forza, tenermi sotto controllo, rinchiudermi in una stanza asettica a ingurgitare minestrina con una cannuccia di carta biodegradabile e…
Sto impazzendo.
Stasera doppia razione di prozac e lunedì mattina test del HIV.

Gente, questa è stata una settimana dimmerda. E tutto per un cazzo di preservativo bucato. Tutto per una troia conosciuta a una mostra di Renoir. Tutto per questa cazzo di posizione nuova con cui ero in fissa da un po’.
Tutto perché, proprio: non riesco a dir di no alla bernarna.

sabato 5 aprile 2008

Stimoli senza risposta - ovvero - Uno Turbo i.e.


Non mi dispiace masturbarmi con la gente che mi guarda. O meglio non mi dispiacerebbe se non fosse un reato (dannata legislazione: e quell’altra lesbicona della Merlin, poi, lasciamo perdere). Però, insomma, nonostante io sia un esibizionista del cazzo oggi mi ha dato un po’ fastidio quel merdoso muso nero alla finestra. La finestrella del bagno, piccola, spalancata sì, ma comunque una finestra privata di un cazzo di bagno privato.
.
Mi masturbo spesso, sapete, ma oggi è stato quasi un dovere visto che mi sono strusciato per tutto il pomeriggio con una zoccola ipertesa che, avendo il marchese e il culo chiuso a tre mandate, mi ha depresso persino gli spermatozoi. Una cosa da far male alle palle per anni. Ecco perché in casi come questi ringrazio il cielo per avere creato santo second life. C’è un posto che si chiama… cazzo non mi ricordo come si chiama, ma lo trovate in testa alla lista se cercate FREE SEX. Questo posto, beh, ci andate voi e il vostro avatar… Io me ne sono fatto uno spettacoloso che non mi somiglia per niente se non per quella vogliosa espressione da porco che ci ha stampata in faccia… sono io insomma, in pelle e pixel. E cazzo, ovviamente. Dicevo, vado in questo club, mi levo gli abiti e accendo cuffie e microfono, e faccio un po’ di virtual sex con un troione che a vederlo sul monitor ci ha due tette da fare invidia a una coppa del mondo ma che sono sicuro dal vivo farà schifo al culo. Anche se su internet quello che conta è la voce e come la sai menare: mi fa venire duro l’uccello in dieci minuti come nemmeno in quattro ore di pompe quella cagacazzi della mestruata.

Corro in bagno, nel mondo reale dico, lasciando il pc acceso e la bruttona finto-troione ad ansimare con il mio avatar automaticamente pilotato (santa funzione, quella!) e strozzo solo un paio di volte il collo che con la coda dell’occhio mi vedo sto marocchino affacciato alla finestra. Abortisco uno schioppo che me lo sento ancora nello stomaco (ed il male alle palle che ve lo racconto a fare) e senza nemmeno abbottonarmi i pantaloni vado fuori con il manico del mocio vileda in mano.

Se lo beccavo quel negro di merda lo pestavo a sangue fino a farlo ritornare bianco per dissanguamento.

Non potete capire come sono costretto a stare seduto adesso. Con un pacco di ghiaccio dentro ai boxer (ringraziando la Bibi per il tempestivo suggerimento) e nemmeno il sogno di andare a svuotare i serbatoi per un dolore breve e liberatorio quanto volete ma intenso quanto un palo di ghiaccio infilato su per il culo.Ora dovrei denunciare quel maniaco e ricchione ma non so come descriverglielo alla sbirraglia. Che posso andare in caserma e annunciare che, ehi, uno con la faccia nera mi ha rovinato la festa?! L’identikit saprebbe farlo anche mia nipote senza averlo visto. E senza saper disegnare.

Tra un po’, comunque, scendo al pubbino quassotto con il mio amico Uno Turbo i.e., un marocchino, pure lui, ma un marocchino di quelli bianchi dentro. Un socio, ormai. E gli racconto tutto, chissà che non mi aiuti a trovarlo quel pervertito. Prima però ve lo suono con tutto il cuore, l’inno di Mameli, e vado a farmi due uova, sapete, per riprendere un po’ di forza, sperando iddio che stasera mi si calmi il dolore e qualche anima buona mi si lasci inculare fino a liberarmi di questo peso.

Buone fottute a tutti,
Ray

Ps: aggiornamento delle 0.58: Uno Turbo i.e. s’è incazzato per il mio presunto linguaggio razzista ed ha minacciato di incularmi lui se non correggo il post e chiedo scusa alla comunità negra, oops nera… d’Italia. Ok, scusa chiedo scusa, ma UNO non correggo un cazzo di niente e DUE non è un linguaggio razzista perché io non sono razzista e se uno è indubbiamente nero non vedo perché io non debba definirlo tale.
Ad ogni modo, sappiate, la migliore scopata della mia vita l’ho consumata con una afroromana di cui, per correttezza, non cito la macchina altrimenti la riconoscerebbero in tanti. Lei, tuttavia, sappia che una sborrata copiosa come quella non l’ho più bissata: se leggi questo messaggio, mia dolce perla nera, sappi che ancora ti amiamo, io e il mio socio quaggiù. E se torni non ti sposo sicuro ma ti prometto che ci penso.

domenica 30 marzo 2008

Spagnola

Sto per masturbarmi. L’ho già mezzo duro. Devo solo focalizzare, concentrarmi sulla mia dirimpettaia. Ci sto in fissa da un po’. Ci sto parecchio in fissa, dico. È una fica carnivora, una di quelle coi denti in mezzo alle gambe: zoccolona spagnola, quarantenne, sposata con figlie, due occhi pieni d’azzurro ed un culo che fischia la Carmen ad ogni sguardo che l’accarezza. Una che sfila, invece di camminare. Quando sorride a me brucia il buco del culo, non so se è normale (forse centra la prostata).

Mi piace un botto, ma credo l’abbiate capito, ed eccomi con l’uccello in mano e lei nella testa.

Ieri l’ho beccata sul pianerottolo ad aspettare l’ascensore.
La saluto e le dico se le va di assaggiare il limoncello, buono buono, che m’hanno regalato a Pasqua. Lei, cazzo, dice che sì, le va, entra, si fa strada da sola, si siede ed io con la bocca aperta e la patta dei pantaloni troppo abbottonata a guardarla sorseggiare quel gustosissimo distillato di limone…
Mi sto quasi venendo nelle mutande quando lei fa: bueno, chico, ti ringrazio mille ma ora devo andare: prima che chiuda la GS.
Ed io: se vuoi ti accompagno.
E lei: no, grazie, ce la faccio da sola.
Ma no, insisto.
Dai tranquillo.
Ok, ciao.
E chiudo la porta mandandola affanculo a lei e a quel frocio fortunato del cazzo di suo marito che l’avrà ritirata da PostalMarket una strafica così o non si spiega.

Mi apposto dietro la finestra per un’ora e aspetto che torni.
Torna, mi faccio trovare nell’ascensore e le dico ciao, sei tornata già (cazzo un’ora per due broccoletti di merda e qualche litro di salsa!), ti do una mano. Quando mi chiede dov’ero andato rispondo che ero sceso un attimo a comprare le sigarette e lei mi dice che, cavolo, ti sei messo a fumare? Ed io (idiota di un fottutissimo idiota m’ero scordato di averle parlato delle mie abitudini salutiste del cazzo) le faccio, no, non sono per me, è per una mia amica, mi ha chiesto di prendergliele, sai, è nella metro, quando arriva potrebbe trovare il tabaccaio chiuso. Ah, dice lei, e mi sa che ha mangiato la foglia, dato che quando mi offro di portarle la busta della spesa dice di no e se ne sale a piedi. Mi fa tanto pervertito da temere che le salto addosso in ascensore? Ma prendila nel culo zoccola emancipata mica l’avrai d’oro!
E s’è scolata pure il limoncello, alla faccia mia, che stanotte invece del culo mi bruciava lo stomaco.

Ad ogni modo c’ha due tette enormi, tonde come meloni e più orgogliose della Cupola di S. Pietro. Ed eccomi, dicevo, con un cazzo di marmo in mano e il colpo in canna.

Mi sposto,
Ray.

Ps: ed approposito di tette cliccate su queste che vi posto quassotto: il link vi porterà nel paese di quella meraviglia che è Alessandra. Poi, se leggete e commentate il programma del PT (Partito delle Tette) vi prometto che la prossima scopata la dedicherò ad ognuno di voi.

mercoledì 26 marzo 2008

Punto Sole - ovvero - Insonne e impasticcato

Soffro d’insonnia. Come tutti gli infelici dell’universo.

Sono stato da un paio di dottori stronzi e da una dottoressa troia. E quando dico troia intendo zoccola dentro e non meretrice nel senso letterale. Non perché non l’ho mai vista sulla Salaria, solo che le sue cosce flosce e la sua quarta gonfia d’aria non mi hanno ispirato una indagine approfondita. Twingo, comunque, ce li butterebbe venti euro, ché per lui ogni buco è riparo.
La troia mi ha fottuto qualcosa come mille euro in tre mesi per insegnarmi a respirare – calmo, sereno, piacevolmente rilassato – e quando alla fase quattro o forse era la cinque mi ha invitato a “visualizzare una spiaggia o, in alternativa, un verde prato di montagna” l’ho mandata a fanculo a denti stretti e me ne sono andato a puttane. A puttane vere, dico.
Degli altri due, Bmw-1 e Bmw-2, non vi racconto proprio: solo, devo dire, costavano di meno e non usavano parole orrende come “visualizzare” o “abbandonarsi”. Vaffanculo e puttane pure in questo caso, tuttavia.

Poi, però, c’è stato il periodo dello schioppo affrettato, dell’incontinenza spermica… Insomma, avete capito, dell’eiaculazione precoce. Un incubo. E dunque ho contattato questo dottore con la Smart, uno psichiatra con la stilografica facile che mi prescrive prozac e benzodiazepine, mattina e sera dopo i pasti e prima delle scopate. Una salvazione di doppia natura: sconfitto il problema di self control eiaculatorio, mi alleggeriscono anche la testa e certe ambizioni poco felici.
Dormo un po’ di più, ora: non come chi ha la barca all’asciutto, per essere chiari, ma almeno ogni tanto chiudo gli occhi. Di giorno, di solito, ma sempre più spesso anche di notte. Alla guida, voglio dire, non sono proprio il più amato dagli assicuratori, però, vi dico: un paio di palle! Ovunque mi renda conto di avere esaurito le batterie, ingoio un paio di pillole, aspetto una mezzoretta e mi faccio quelle due, tre ore di sonno. Ed anche se mi sveglio rincoglionito e non discerno più la notte dal giorno so che così posso tirare avanti.

Ancora, tuttavia, ci sono giorni in cui, quale che sia l’ora del sonno, il sonno non arriva nemmeno a imbottirsi di queste psicomerdate. Ma sogno uguale. Ad occhi aperti come tutti gli infelici. Come tutti gli infelici, poi, sogno di conquistare ol mondo, oltre che, ovviamente, di scopare. Rivivo le trombate appena consumate o quelle da consumare; quelle buone, quelle cattive e infine, a margine, quando la stanchezza proprio mi sta per mettere al tappeto qualcuna di quelle da dimenticare.
Come la scopata della Punto Sole, di stanotte, poco più che un calcio nelle palle...

Ed a proposito di palle, con il vostro permesso, me le vado a svuotare.

lunedì 24 marzo 2008

Festa dimmerda



Pasqua. Festa. Tutti buoni, felici, tirati. Tutti buffoni che mettono su la giacca migliore, la gonna più fica, la pettinatura alla moda. Infelici, dico io. Buffoni, infelici ed ipocriti del cazzo. Bacetti, strette di mano ed auguri “mi raccomando anche a casa”.
Ma vaffanculo, cazzoni rottinculo.
Il bonsai infilatevelo su per il retto a ripulirvi l’intestino dai vermi. Idioti.

Mi state sulle palle tutti, sapete, quando vi piazzate davanti con quel sorriso beone come se Pasqua o Natale fossero la passera più bagnata che avete mai visto leccato. Sorriso a trentadue denti e occhioni dolci da ricchione carente d’affetto. Cerco di smarcarmi ma mi seguite, intercettate, vi scambiate informazioni del tipo l’ho visto andare di là, stava scendendo le scale, è appena entrato nel bar lì di fronte. Spioni dimmerda. Vi odio. E poi vi devo dire: grazie, anche a te, sì, salutami i tuoi, la ragazza, la nonna, quella troia di tua sorella…

Pasqua. E Natale. E Capodanno. Sono quei giorni in cui me ne starei volentieri a casa a dormire ed a spaccarmi di pugnette davanti ad un film di lesbiche. Niente cazzi per una volta: solo il mio. E litri e litri di sperma fino a svenire e riprendere i sensi che è già martedì, ch’è già Santo Stefano, ch’è già un altr’anno merdoso.

Stamattina esco perché devo comprare le paste. Sono un mantenuto, ricordate, quindi devo guadagnarmi il mantenimento. Cerco di non prendere quelle vie più frequentate dalla gente che mi conosce ma con il lavoro che faccio mi riconoscono ovunque, almeno nella zona, ed appena giro l’angolo ecco Yaris-due, bianchissimo, sbronzato come un cammello gonfio d’acqua e tutto imbellettato che nemmeno i brufoloni si vedono più. Dico: stronzo, che fai. E lui nemmeno mi risponde: subito mi mette le mani attorno al collo e mi bacia, buona pasqua, bacio bacio, frocio frocio. E io a questo qua gli voglio pure bene, ché è un mio amico del cazzo, un socio anzi, ma quando fa la checca gli spingerei su per il culo tutto un aspirapolvere per poi risucchiargli via l’anima checca che gli hanno rifilato trent’anni fa. Mi smarco, con la scusa che ho fretta, e dribblo Seicento Edizione Centenario con una stronzata del tipo, ehi, ciao bello, sei ancora qui tra mezzora, mo torno. Davanti alla pasticceria però mi aspetta Squab, l’unico essere umano capace di andare in giro alla sua età su quella vomitevole imitazione di un motorino. Sua sorella però ha una bella quinta, perciò gli lavo un po’ la faccia e ricevo gli auguri, rilanciandoli a lui ed alla fregna della sorellina. Poi baciami il culo e me ne vado.

Il pranzo: due coglioni grandi come lampioni e pronti a esplodere su un giornalino qualsiasi. Mi chiudo in bagno due minuti con Panorama, un vecchio numero, con questa ficona in copertina di cui ignoro il nome e del cui nome, a dire il vero, non me ne frega una mazza. Dopo una trentina di colpi ed un’unica, immensa eiaculazione, il giornale è buono solo da buttare.

Ho dormito per tutto il pomeriggio, mi sono alzato per cacare e poi di nuovo a letto. Ora sto qui a scrivere uno stramaledettissimo secondo post che, non ho voglia di rileggerlo ma, lo so, farà schifo al cazzo.

Ad ogni modo, buona pasquetta scopereccia a tutti voi.
Ray

lunedì 17 marzo 2008

Classe A

Dunque, piacere, io sono Ray: di professione faccio il mantenuto (ma non vi dirò mai chi mi mantiene), ed ho un unico hobby, il sesso. Il sesso in qualunque forma o espressione, di qualunque età o misura; basta che sia femmina, diciamo, ma senza esagerare. Sono stato con ragazze strafiche, oche giulive o anche quarantenni così così, e un paio di volte all’anno ho volato anche più in basso (a Natale e a Pasqua, per intenderci, quando cioè è periodo di buone azioni). Una volta mi sono persino imbarcato in una storia seria: tipo che ho leccato la stessa fica per una quindicina di giorni. Esperienza che non era destinata a funzionare ma che costituisce un pericoloso precedente.

Amo le chat quasi quanto i luoghi d’acchiappo concreti, e frequento quotidianamente Facebook e Badoo. Si tromba che è una bellezza, e si evitano tutti quei fastidiosi pre-preliminari che rubano solo tempo al sesso. Un minicorteggiamento fasullo, tanto per non essere troppo squallidi, e poi subito a letto. Della serie: minimo sforzo, massimo rendimento.
Per esempio la tipa che ho conosciuto lunedì scorso, una Classe A tutta occhioni dolci e labbra da pompino. Ci ho chiacchierato per un paio di giorni in webcam e poi, dato che giovedì non aveva nulla da fare, siamo usciti. Ci siamo visti al Gallo, abbiamo mangiato una pizza (il massimo che posso permettermi di questi tempi), abbiamo fatto una passeggiata a Campo dei Fiori e una puntatina a Piazza Navona. Infine siamo filati diritti a casa mia.
Ho una discreta chiacchiera e gli attimi di silenzio sono l’ultima delle mie preoccupazioni. Certo, se solo non avesse guidato di merda avrei potuto concentrarmi un po’ di più sul discorso e un po’ meno sulla strada. Comunque, siamo giunti a destinazione sani e salvi.
Apro la porta del mio appartamento, metto su un cd a cazzo e lei, guarda il caso, dice che è il suo gruppo preferito. Peccato che si tratta di un cantautore ma, come si dice: dettagli. Beviamo qualcosa, ci sediamo fianco a fianco sul sofà e le accarezzo i capelli. Come da copione, lei parte con le solite stronzate: mi dice che, insomma, non devi fraintendermi, non sono così con tutti, solo che tu sembri diverso
(ma da chi? e da quanti, soprattutto?!)
e mi ispiri fiducia… Sei un bravo ragazzo, vero?
(come no)
O devo preoccuparmi?...
Io a questo punto schiaccio il pulsante con la scritta play qui nella parte di cervello più scazzata e professo la mia consueta, collaudatissima arringa: mettiamola così, carina, ormai il dado è tratto, ed è inutile preoccuparsi, ché se sono un farabutto tu stai per essere stuprata, se non lo sono me la dai di tua spontanea volontà. Entrambi i casi prevedono che infilerò il mio uccello dentro di te.

Il senso, voglio dire, è che: alle donne piace il cazzo tanto quanto all’uomo piace la fica (chi non è d’accordo è uno sfigato, oppure è solo frocio), solo che per le donne è preferibile avere una copertura. Quindi, giovedì sera, mi sono scopato una Classe A culona e brava solo a spompinare. Ho provato a profanarla ma le sue natiche, cazzo, erano talmente grandi che nemmeno con una scorreggia orientativa le avrei trovato il buco del culo! Ho provato a infilare un braccio, tra quelle due… presse gommose, ma dopo vari tentativi l’ho ritirato fuori tutto sudato e formicolante. E grazie al Cielo s’era fatta un bidet prima di uscire.
Di bocca però, ve l’ho già anticipato, ci sapeva fare, e le palle, quelle me le sono svuotate. Cosa sempre buona e giusta.
Per quanto riguarda il ritorno, non le ho manco dovuto pagare il taxi (le scelgo sempre automunite apposta), e lei ha sgambettato fuori dal condominio come tutte le altre: felice, ballonzolante ed straordinariamente anonima.
Se qualcuna di voi vi si riconosce sappiate che sono tutte palle. E comunque non ho fatto nomi.

...

Ok, vi lascio. Vado a fare un giro, c’è un po’ di pelo che fa la fila nel locale qua sotto. Magari domani vi racconto. Ci vediamo da queste parti.

Buona fottutissima notte,
Ray.