Mi sto spaccando di seghe, come quella volta che ho avuto il morbillo e non mi si avvicinavano manco le racchie dell’Azione Cattolica. Me lo meno giorno dopo giorno sempre di più e vengo a litri tanto che qualcuno sta cominciando a preoccuparsi seriamente per la mia salute: le occhiaie, tipo, la debolezza, i vuoti di memoria. E certi giorni non ci vedo per un cazzo.A quelli che dicono che le seghe fanno perdere la vista rispondo che c’hanno ragione ma solo per una fortuita botta di culo. È che si spreca un casino d’energia a smanettarsi, e la vista è uno dei primi sensi che risente della crisi energetica. Cercate “accomodamento” su una qualsiasi enciclopedia medica, e vedrete che non sono le pippe in sé ma è lo sforzo. Tuttavia, la vista va, ma poi ritorna; nessun danno permanente.
Ieri mattina me lo sono strozzato con così tanta violenza (producendo una quantità così enorme di sperma) che mi si è dissolta tutta la camera da bagno. Mi fischiavano le orecchie, mi girava un po’ la testa, sono stato lì per svenire per quelli che potrebbero esser stati dieci minuti o un’ora e mezza. Quando le righe delle mattonelle hanno cominciato a riapparire, i grumi di sborra sui peli delle gambe erano diventati così duri che ho dovuto prendere le forbici e spuntarmi il villo.
A volte me le cerco. Per fortuna però anche andare in semi-incoscienza è un mezzo sballo.
Mi sto spaccando di seghe, da un po’ di tempo a questa parte, e la colpa è di quella stronza di C3. Mi ha attaccato qualcosa, non si capisce che, forse una forma di mononucleosi - dicono i medici - che non reagisce ai mono-test. E quindi me la devo tirare. Non posso baciare, bere nei bicchieri altrui, starnutire in pubblico, non posso tossire e soprattutto porco giuda non posso scopare.
Solo, stamattina C3 è passata di qui, abbronzata come un kiwi, e mi ha detto che “tra infetti lo si poteva pure fare”. Quindi, per sfregio, ho messo su due profilattici di quelli buoni e l’ho presa a pecora: per due ore l’ho fatta urlare come una cagna, ché se lo merita il buco del culo rosso, e le ho sfondato entrambe le porte dell’amore senza saliva, come ai tempi di Abramo, quando c’erano popolazioni nomadi di soli uomini e per non slogarsi i polsi se lo prendevano tra di loro.
Come ai tempi di Napoleone, quando ti infilavi in una viuzza di merda e nel tempo di una scoreggia ti ritrovavi con un siluro sozzo e umido nel didietro a bestemmiare la madonna.
Come ai tempi miei, quando mi chiedevano di usare la vasellina ed io ridevo menando un dito, poi due, e infine infilando un pugno nella figa ed uno nel culo.
La plastica rettale andava molto di moda all’epoca, tra i gay per lo più ma anche tra le porche che passavano di qua.
Cinque anni fa. Almeno una dozzina di culi caldi e affamati, ed una tra tutte che non potrei mai dimenticare: Fiat 127 rossa, due gambe lunghe come pali della luce ed una voglia di cazzo seconda solo alla voglia di farsi fare male; il cielo in una stanza, ma un fottutissimo cielo guasto, tutto tuoni e lampi e urla nell’oscurità.










